Come funziona la Fatturazione elettronica per forfettari?

Illustrazione di due persone sedute a terra che indicano un grande libro aperto con grafici e fogli volanti intorno, circondate da pile di libri.
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Paste-ready — Fatturazione elettronica forfettari

Hai una Partita IVA nel regime forfettario e ti stai chiedendo come funziona la fatturazione elettronica nel tuo caso specifico?

Tranquillo: sembra un labirinto di codici e diciture, ma in realtà per un forfettario è un processo lineare, sempre uguale, che si gestisce in pochi tap dal telefono. In questa guida ti spieghiamo l'obbligo per i forfettari, come si emette una fattura nel regime forfettario, i dettagli che riguardano solo te (niente IVA, codice natura N2.2, dicitura, marca da bollo, estero) e come farla senza sbagliare. Alla fine sarà tutto più chiaro e, sì, più semplice.

Cos'è la fattura elettronica (spiegata al forfettario)

La fattura elettronica è, semplicemente, una fattura in formato digitale. Ma non è un PDF o una foto: è un file strutturato in un linguaggio chiamato XML, che i computer leggono in modo standardizzato e che viene trasmesso allo Stato attraverso un canale ufficiale.

La differenza con la vecchia fattura cartacea è tutta qui: non stampi più nulla e non spedisci nulla via email o posta. Crei la fattura in XML, la invii a un sistema pubblico dell'Agenzia delle Entrate e quel sistema la consegna al tuo cliente. Niente carta, niente file persi.

Per un forfettario cambia poco nel "come", ma cambia parecchio nel "cosa scrivi dentro": la tua fattura non ha l'IVA e deve contenere alcune indicazioni specifiche. Le vediamo tutte più avanti, una per una.

Sono obbligato anche io? L'obbligo di fattura elettronica per i forfettari

Partiamo dalla domanda che conta di più. La risposta breve è: sì, se sei un forfettario oggi devi emettere fattura elettronica, indipendentemente da quanto fatturi.

L'obbligo è arrivato in due tempi: prima solo per i forfettari con ricavi più alti, poi, dal 1° gennaio 2024, per tutti i forfettari senza alcuna soglia di esonero. Nel 2026 la regola è pienamente operativa (Agenzia delle Entrate). Quindi, se hai una Partita IVA forfettaria, la fattura elettronica non è più un'opzione: è il modo standard di fatturare.

Restano pochissime eccezioni molto specifiche (ad esempio alcune prestazioni sanitarie verso persone fisiche, per motivi di privacy). Nel dubbio sulla tua situazione, meglio un controllo con il commercialista.

Il Sistema di Interscambio (SdI): il "postino" digitale dello Stato

Il cuore di tutto è il Sistema di Interscambio, abbreviato in SdI. Immaginalo come un postino digitale gestito dall'Agenzia delle Entrate: tutte le fatture elettroniche, comprese le tue da forfettario, passano da lì.

Ecco cosa succede quando emetti una fattura:

  1. Crei la fattura in formato XML con un software (o un'app come Beizy).
  2. La invii allo SdI, che è l'unico canale ufficiale.
  3. Lo SdI controlla che la fattura sia formalmente corretta (dati, codici, importi).
  4. Se i controlli sono superati, lo SdI recapita la fattura al cliente; se qualcosa non torna, ti restituisce una "ricevuta di scarto" e puoi correggere.

Tutto questo avviene in automatico e in pochi secondi. A te basta compilare i dati: il resto lo fa il software.

Come emettere una fattura elettronica da forfettario, passo dopo passo

Nella pratica, per emettere una fattura da forfettario ti servono pochi elementi:

  • I dati del cliente (ragione sociale o nome, partita IVA o codice fiscale, indirizzo);
  • Il codice destinatario (il codice SDI a 7 caratteri) oppure l'indirizzo PEC del cliente, che dice allo SdI dove consegnare;
  • La descrizione di ciò che vendi, l'importo e la data;
  • Le diciture e i codici del regime forfettario (li vediamo tra un attimo);
  • La marca da bollo, quando dovuta.

Con un software di fatturazione compili questi campi in un modulo semplice, premi "invia" e il gestionale genera l'XML e lo trasmette allo SdI al posto tuo. Non devi conoscere il codice XML: lo scrive il programma.

Quanto tempo hai per emettere la fattura

Per le fatture "immediate" hai in genere 12 giorni dalla data dell'operazione per emetterle e inviarle allo SdI. Meglio non ridursi all'ultimo: emettere subito è la strada più tranquilla per non rischiare sanzioni.

Le regole che riguardano SOLO i forfettari

Qui sta il cuore della questione: la tua fattura è diversa da quella di una Partita IVA ordinaria. Sono sempre gli stessi campi, ma vanno compilati così (FISCOeTASSE):

  • Niente IVA in fattura. Nel regime forfettario non applichi l'IVA, quindi non c'è un'aliquota da indicare.
  • Codice natura N2.2. Al posto dell'aliquota IVA, nel campo "natura" va inserito il codice N2.2 (operazioni non soggette, altri casi).
  • Codice regime fiscale RF19. Nel campo del regime fiscale il forfettario indica RF19. È un dettaglio tecnico che il software imposta da solo una volta configurato il tuo profilo.
  • Dicitura obbligatoria. In fattura va scritto: "Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014, Regime Forfettario".
  • Marca da bollo da 2 €. Sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 € va applicata l'imposta di bollo (di norma 2 €). Con la fattura elettronica il bollo si assolve in modo digitale, con versamenti periodici allo Stato.

Sembrano tecnicismi, ma sono sempre gli stessi: un buon software li imposta in automatico in base al tuo regime, così non devi ricordarteli a ogni fattura.

Chi paga la marca da bollo? Legalmente il bollo è a carico di chi emette la fattura, cioè tu. Molti forfettari però la "ribaltano" in fattura al cliente, aggiungendo una riga con i 2 €. È una prassi diffusa e legittima: l'importante è che il bollo venga versato.

Fatture verso privati, aziende e Pubblica Amministrazione: cosa cambia

Il "dove consegnare" cambia in base a chi è il tuo cliente. Il meccanismo però è sempre lo stesso: cambia solo cosa scrivi nel campo destinatario.

  • Cliente con Partita IVA (azienda o altro professionista): usi il suo codice destinatario (codice SDI a 7 caratteri) o la sua PEC. Lo SdI consegna la fattura direttamente nel suo cassetto fiscale.
  • Cliente privato (senza Partita IVA): nel campo codice destinatario si inserisce 0000000 (sette zeri). La fattura arriva comunque all'Agenzia delle Entrate e il privato la ritrova nella sua area riservata; a lui conviene comunque dargli una copia di cortesia in PDF.
  • Pubblica Amministrazione: serve il codice univoco ufficio (IPA) a 6 caratteri, e la fattura segue le regole della fatturazione verso la PA (spesso con split payment, ma per il forfettario resta senza IVA).

Non devi imparare a memoria queste combinazioni: quando salvi un cliente, il software ti chiede il dato giusto e poi lo riusa.

Fatture verso l'estero: come funziona per il forfettario

Anche se vendi a un cliente estero, oggi passi comunque dallo SdI. Da quando l'esterometro è stato assorbito nel Sistema di Interscambio, i forfettari trasmettono anche i dati delle operazioni con l'estero in formato elettronico (Fiscomania).

In sintesi:

  • Vendi a un cliente estero (UE o extra-UE): emetti la fattura elettronica indicando nel codice destinatario XXXXXXX (sette X), che segnala allo SdI un destinatario estero. La fattura resta senza IVA italiana.
  • Acquisti da un fornitore estero: in alcuni casi devi generare un documento di integrazione o un'autofattura elettronica (con appositi codici tipo documento) e inviarlo allo SdI, in genere entro il 15 del mese successivo a quello di ricevimento della fattura.

L'estero è la parte più tecnica e le casistiche sono diverse: se lavori spesso con clienti o fornitori fuori dall'Italia, fatti dare una mano dal tuo commercialista per impostare tutto correttamente la prima volta.

Casi limite tipici del forfettario

Alcune situazioni generano sempre gli stessi dubbi. Chiariamoli.

  • Prestazione occasionale ≠ fattura elettronica. Se lavori senza Partita IVA, con una ricevuta per prestazione occasionale, non emetti fattura elettronica: non ne hai l'obbligo perché non hai una Partita IVA. La fattura elettronica scatta quando apri la P.IVA forfettaria.
  • Superamento della soglia degli 85.000 €. Se durante l'anno superi il limite di ricavi del forfettario, continui comunque a emettere fatture elettroniche; cambia però il tuo regime dall'anno successivo (o subito, se sfori i 100.000 €, con impatto anche sull'IVA). In quel caso il modo di compilare la fattura cambia: un commercialista online dedicato ti guida nel passaggio senza sorprese.
  • Fattura scartata dallo SdI. Capita, di solito per un dato del cliente sbagliato. Non è una sanzione: correggi il dato e reinvii entro pochi giorni. La data della fattura resta valida se rimandi nei termini.
  • Conservazione a norma. La fattura elettronica va conservata digitalmente per 10 anni. Non è qualcosa che devi fare a mano: i gestionali seri se ne occupano in automatico (conservazione sostitutiva).

Gli errori più comuni (e come evitarli)

  • Sbagliare il codice destinatario o la PEC del cliente: la fattura viene scartata. Verifica sempre i dati prima di inviare.
  • Dimenticare la dicitura del forfettario o il codice natura N2.2: la fattura può risultare non corretta.
  • Non applicare la marca da bollo quando dovuta (sopra i 77,47 €).
  • Emettere in ritardo, oltre i 12 giorni previsti per le immediate.
  • Ignorare le regole sull'estero, pensando che ai forfettari non si applichino.

La buona notizia? Con lo strumento giusto questi errori semplicemente non capitano, perché campi, codici e diciture sono già impostati per il regime forfettario.

Come fai la fatturazione elettronica da forfettario con Beizy

Con l'app di Beizy la fattura elettronica diventa una questione di pochi tap, da smartphone, tablet o desktop, ed è pensata proprio per chi è nel regime forfettario:

  • Fatturazione elettronica illimitata: emetti tutte le fatture che vuoi, senza limiti e a prezzo fisso;
  • Diciture e codici già a norma per il forfettario, impostati in automatico (niente N2.2, RF19 o dicitura da ricordare a memoria);
  • Marca da bollo gestita senza calcoli manuali quando la fattura la richiede;
  • Invio automatico allo SdI e conservazione a norma inclusa;
  • Commercialista online dedicato a cui chiedere aiuto per un dubbio su una fattura, un cliente estero o il superamento della soglia;
  • Previsionale tasse collegato: ogni fattura che emetti aggiorna quanto dovrai mettere da parte, così niente sorprese.

In pratica, tu pensi a lavorare e a mandare la fattura; a tutto il resto (formato, codici, invio, conservazione, calcoli) ci pensa Beizy. Perché fatturare da forfettario deve essere semplice, e basta.


Domande frequenti sulla fatturazione elettronica per forfettari

La fattura elettronica è obbligatoria per i forfettari nel 2026?

Sì. Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza soglie di esonero, e nel 2026 la regola è pienamente operativa.

Il forfettario mette l'IVA in fattura?

No. Nel regime forfettario non si applica l'IVA: al posto dell'aliquota si indica il codice natura N2.2 e la dicitura "Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014".

Quando devo mettere la marca da bollo sulla fattura da forfettario?

Quando la fattura senza IVA supera i 77,47 €: in quel caso va applicata l'imposta di bollo, di norma 2 €, che con la fattura elettronica si versa in modo digitale in scadenze periodiche.

Come faccio una fattura a un cliente privato o estero da forfettario?

Per un privato senza Partita IVA usi il codice destinatario 0000000 (sette zeri); per un cliente estero usi XXXXXXX (sette X). In entrambi i casi la fattura passa dallo SdI e resta senza IVA.

Serve un commercialista per fare la fattura elettronica da forfettario?

No, puoi farla in autonomia con un'app dedicata. Un commercialista online però ti aiuta a non sbagliare diciture, bollo, estero e scadenze, ed è particolarmente utile per chi è alle prime armi.

In sintesi

Per un forfettario la fatturazione elettronica non è un ostacolo: è solo un modo digitale e standardizzato di fare le fatture, che passa dallo SdI ed evita carta e spedizioni. Le differenze rispetto agli altri regimi sono poche e sempre uguali — niente IVA, codice N2.2, dicitura obbligatoria e marca da bollo oltre i 77,47 € — e un buon strumento le imposta al posto tuo.

I riferimenti normativi possono aggiornarsi: per i dettagli ufficiali fai riferimento all'Agenzia delle Entrate e, nel dubbio, chiedi al tuo commercialista.

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