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Quanto costa una Partita IVA forfettaria: tasse, contributi e gestione (guida 2026)

La logica del forfettario

Quanto costa una Partita IVA forfettaria? Solo tre voci: l'imposta sostitutiva, i contributi previdenziali e la gestione. Aprirla, per i professionisti, è gratis.
E la voce più pesante non sono le tasse: sono i contributi.
Facciamo due esempi pratici.

Quanto si paga?

Giorgio, sviluppatore: 45.000 € di fatturato, coefficiente 78%, versa 13.043 € (il 29%). Sara, e-commerce: 60.000 €, coefficiente 40%, versa 6.905 € (l'11,5%).
Stessa regola, conti diversi.
Come si pagano?

L'imposta si paga così

Tutto con un F24. Entro il 30 giugno: saldo dell'anno prima più primo acconto (40%), rateizzabile fino a 6 rate. Entro il 30 novembre: secondo acconto (60%), unica soluzione. Codici tributo 1792, 1790, 1791.
Troppa confusione? Scorri a destra
Long read - Blog di Beizy
Forfettari online, Freelance, Fatturazione
Paste-ready Parte 1 — Quanto costa una Partita IVA forfettaria

Ti stai chiedendo quanto costa una Partita IVA forfettaria e hai paura che dietro l'aliquota "bassa" si nasconda una brutta sorpresa?

È il dubbio più comune di chi sta per mettersi in proprio, e la buona notizia è che i costi sono pochi, prevedibili e calcolabili in anticipo. In questa guida li mettiamo in fila tutti e tre (tasse, contributi previdenziali, gestione), spieghiamo passo passo come si calcola l'imposta sostitutiva e ti mostriamo due esempi con numeri veri: Giorgio, sviluppatore freelance, e Sara, che ha un e-commerce. Alla fine saprai fare il conto anche sul tuo fatturato.

Quanto costa una Partita IVA forfettaria: la risposta breve

Una Partita IVA in regime forfettario ha tre blocchi di costo, e solo tre:

  1. Le tasse: un'unica imposta sostitutiva del 5% o del 15%, che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.
  2. I contributi previdenziali: INPS (Gestione Separata oppure Gestione Artigiani e Commercianti) o la tua cassa professionale.
  3. I costi di gestione: commercialista o servizio online, fatturazione elettronica e, per chi è iscritto al Registro delle Imprese, il diritto camerale annuale.

Aprirla, invece, costa quasi sempre zero: per i professionisti l'invio della pratica all'Agenzia delle Entrate è gratuito. Se vuoi il dettaglio della procedura, l'abbiamo raccontata nella guida su come aprire la Partita IVA forfettaria online.

Blocco di costoCosa èQuanto pesa (indicativo)
Imposta sostitutiva5% o 15% sul reddito imponibiledal 2% al 12% del fatturato
Contributi INPS/cassa26,07% del reddito (professionisti) o fissi + percentuale (artigiani/commercianti)la voce spesso più alta
Gestionecommercialista/servizio online, diritto cameraleda poche centinaia di euro l'anno

La cosa importante da capire subito: la voce più pesante non sono le tasse, sono i contributi. Chi si spaventa a fine anno di solito ha guardato solo il 5% o il 15% e ha dimenticato l'INPS.

Blocco 1: le tasse. Come funziona l'imposta sostitutiva, passo passo

Nel forfettario non paghi le tasse su "quanto ti resta". Le paghi su una percentuale del tuo fatturato, decisa a monte dallo Stato in base al tipo di attività. Vediamo il percorso completo, un passaggio alla volta.

Passo 1: parti dal fatturato incassato

La base di tutto sono i ricavi o compensi incassati nell'anno (principio di cassa: conta quando il cliente ti paga, non quando emetti la fattura). Nel forfettario non si scaricano i costi reali: quindi non serve conservare scontrini e ricevute per ridurre le tasse.

Passo 2: applica il coefficiente di redditività

Il coefficiente di redditività è la percentuale del fatturato che lo Stato considera "guadagno". Dipende dal tuo codice ATECO e va dal 40% all'86% a seconda dell'attività: il resto è considerato spesa a forfait, senza dover dimostrare nulla.

Qualche esempio: 78% per la maggior parte dei professionisti e consulenti, 67% per altre attività di servizi, 62% per l'intermediazione del commercio, 40% per commercio e e-commerce, 86% per le costruzioni.

Fatturato × coefficiente = reddito imponibile lordo.

Passo 3: deduci i contributi previdenziali versati

Qui c'è il passaggio che quasi tutti si perdono, ed è quello che cambia il conto finale: i contributi previdenziali che hai effettivamente versato nell'anno si deducono dal reddito imponibile.

Tradotto: prima calcoli il reddito lordo, poi togli l'INPS pagato, e solo su quello che resta calcoli l'imposta. Reddito imponibile lordo − contributi versati = reddito imponibile netto.

Perché è importante? Perché i contributi non sono un costo "in più" che si somma alle tasse: pagandoli, abbassi anche la base su cui calcoli l'imposta. Su 35.000 € di reddito lordo, dedurre 9.000 € di contributi ti fa risparmiare 1.350 € di imposta al 15%. Attenzione al dettaglio tecnico: contano i contributi pagati nell'anno (per cassa), non quelli maturati.

Passo 4: applica l'aliquota, 5% o 15%

Sul reddito imponibile netto applichi una sola aliquota:

  • 5% per i primi 5 anni di attività, se hai i requisiti da "startup";
  • 15% in tutti gli altri casi.

Questa imposta si chiama sostitutiva perché prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. Una sola imposta, un solo conto da fare.

Aliquota al 5%: chi ha diritto allo sconto

L'aliquota ridotta al 5% dura i primi cinque anni di attività, ma non è automatica. Servono tre condizioni:

  • non aver esercitato attività d'impresa, arte o professione nei 3 anni precedenti;
  • l'attività non deve essere la mera prosecuzione di un'attività svolta prima come dipendente o autonomo (con l'eccezione del praticantato obbligatorio);
  • se prosegui l'attività di qualcun altro, i ricavi dell'anno prima devono essere sotto la soglia del forfettario.

Dal sesto anno passi al 15%, anche se il fatturato non cambia. È un salto da mettere in agenda: se al quinto anno pagavi 1.300 € di imposta, al sesto la stessa cifra di reddito ne può valere 3.900.

Blocco 2: i contributi previdenziali (la voce da non sottovalutare)

Qui il forfettario non c'entra: i contributi dipendono da che tipo di lavoro fai, non dal regime fiscale. Ci sono tre mondi diversi, con logiche molto differenti.

Gestione Separata INPS: sei un libero professionista senza cassa

È il caso di consulenti, sviluppatori, copywriter, grafici, formatori, traduttori: tutti i professionisti che non hanno un albo con cassa di previdenza.

  • Aliquota 2026: 26,07% sul reddito imponibile lordo (25% ai fini pensionistici + 0,72% per maternità, malattia e congedo parentale + 0,35% ISCRO, l'indennità per i professionisti in caso di calo del reddito). Fonte: circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026.
  • Nessun contributo fisso, nessun minimale da versare: paghi solo una percentuale su quello che guadagni. Se in un anno guadagni poco, versi poco; se non guadagni nulla, non versi nulla.
  • L'aliquota scende al 24% se sei già iscritto ad un'altra forma di previdenza obbligatoria (per esempio hai anche un lavoro dipendente) o se sei pensionato.
  • C'è un massimale di reddito (122.295 € per il 2026) oltre il quale non si versano più contributi, e un minimale (18.808 € nel 2026) che non serve per pagare, ma per accreditare 12 mesi di contributi ai fini della pensione.

Il vantaggio è la flessibilità totale: zero costi fissi. Lo svantaggio è che l'aliquota è alta e cresce insieme al fatturato, senza tetti intermedi.

Gestione Artigiani e Commercianti: hai una bottega, un negozio, un e-commerce

Se sei iscritto al Registro delle Imprese come artigiano o commerciante, la logica si capovolge: qui c'è un minimo fisso da pagare comunque, anche se fatturi zero.

Per il 2026 (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026):

VoceArtigianiCommercianti
Contributi fissi annui (inclusa maternità)4.521,36 €4.611,64 €
Reddito minimale di riferimento18.808 €18.808 €
Aliquota sul reddito oltre il minimale24%24,48%

Come funziona in pratica: i contributi fissi coprono il reddito fino al minimale di 18.808 € e si pagano in 4 rate trimestrali, indipendentemente da quanto incassi. Sulla parte di reddito che supera il minimale si paga in più una percentuale (24% o 24,48%, che sale di un punto oltre 56.224 € di reddito).

Due sconti importanti:

  • Riduzione del 35% per i forfettari: se sei in regime forfettario puoi chiedere all'INPS uno sconto del 35% su contributi fissi e variabili. La domanda si presenta all'apertura della Partita IVA oppure entro il 28 febbraio di ogni anno, e vale anche per gli anni successivi. Riduce i contributi, ma riduce in proporzione anche i mesi di anzianità accreditati per la pensione: è una scelta da fare consapevolmente.
  • Riduzione del 50% per i nuovi iscritti: introdotta dalla Legge di Bilancio 2025 per chi si è iscritto nel 2025, dura 36 mesi e non è cumulabile con quella del 35%. Non risulta estesa ai nuovi iscritti del 2026: se apri adesso, verifica con il tuo commercialista se esiste una misura analoga in vigore.

Casse professionali private: avvocati, ingegneri, architetti e altri

Se il tuo albo ha una cassa di previdenza dedicata (Cassa Forense per gli avvocati, Inarcassa per ingegneri e architetti, ENPACL, ENPAM e così via), non versi all'INPS: versi alla tua cassa, con regole proprie.

Ogni cassa ha aliquote, contributi minimi e scadenze diverse, spesso con importi minimi ridotti nei primi anni di iscrizione. Non esiste una regola generale: controlla il regolamento della tua cassa, perché il conto può cambiare parecchio.

Blocco 3: i costi di gestione (quelli su cui puoi davvero scegliere)

Questa è l'unica voce che dipende da te. In genere comprende:

  • Commercialista o servizio online: uno studio tradizionale per un forfettario chiede in media 500-1.200 € l'anno; un commercialista online in abbonamento costa meno e a prezzo fisso (i piani Beizy partono da 319 €/anno IVA inclusa per i liberi professionisti e 449 €/anno per artigiani e commercianti).
  • Fatturazione elettronica: obbligatoria per tutti i forfettari. Esistono software a pagamento, ma nei servizi in abbonamento è di norma inclusa e illimitata.
  • Diritto camerale annuale: solo per chi è iscritto al Registro delle Imprese (artigiani, commercianti). Per il 2026 è di circa 53 € per l'impresa individuale iscritta nella sezione speciale, ma l'importo esatto varia da Camera di Commercio a Camera di Commercio.
  • Piccole voci: PEC, firma digitale, marca da bollo da 2 € sulle fatture senza IVA sopra 77,47 €.

Nota bene: i costi reali della tua attività (materiali, software, affitto, merce) non li abbiamo messi in questa lista perché nel forfettario non si scaricano. Li paghi comunque, e il coefficiente di redditività è il modo (approssimativo) in cui lo Stato ne tiene conto per te.

Paste-ready Parte 2 — Quanto costa una Partita IVA forfettaria

Come e quando si paga davvero: F24, saldo e acconti

Sapere quanto si paga serve a poco se non sai quando. Tutto passa da un unico strumento: il modello F24, il modulo telematico con cui versi imposte e contributi con un solo pagamento (di norma lo prepara il commercialista e tu lo paghi in banca o home banking).

Imposta sostitutiva. Si versa in tre momenti:

  • saldo dell'anno precedente + primo acconto (40%) entro il 30 giugno;
  • secondo acconto (60%) entro il 30 novembre;
  • il saldo e il primo acconto si possono rateizzare fino a 6 rate mensili con un piccolo interesse; il secondo acconto no, va in un'unica soluzione.

I codici tributo sono 1792 (saldo), 1790 (primo acconto) e 1791 (secondo acconto o unica soluzione). Nel 2026 i forfettari hanno beneficiato di una proroga del versamento di giugno al 20 luglio senza maggiorazioni: sono proroghe che si ripetono spesso, ma vanno confermate anno per anno.

Contributi Gestione Separata. Seguono le stesse scadenze delle imposte: saldo dell'anno prima più primo acconto (40%) a giugno, secondo acconto (40%) a novembre. Gli acconti si calcolano sull'80% dei contributi dell'anno precedente.

Contributi artigiani e commercianti. Qui il calendario è doppio:

  • i contributi fissi si pagano in 4 rate trimestrali (per il 2026: 18 maggio, 20 agosto, 16 novembre e 16 febbraio 2027);
  • la quota sul reddito oltre il minimale segue invece le scadenze di giugno e novembre, come le imposte.

Il punto da tenere a mente è uno: nel primo anno paghi meno del normale (non ci sono acconti da versare), e nel secondo anno paghi il saldo del primo più gli acconti del secondo. È il famoso "scalino del secondo anno", la causa numero uno degli spaventi da F24. Nessuna trappola: basta saperlo prima e mettere da parte.

Giorgio, sviluppatore freelance: quanto gli costa la Partita IVA

Giorgio fa lo sviluppatore web, lavora da casa, è al sesto anno di attività (quindi aliquota al 15%) ed è iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 incassa 45.000 €. Il suo codice ATECO ha coefficiente 78%.

PassaggioCalcoloRisultato
Fatturato incassato45.000 €
Coefficiente di redditività45.000 × 78%35.100 €
Contributi Gestione Separata35.100 × 26,07%9.151 €
Reddito imponibile netto35.100 − 9.15125.949 €
Imposta sostitutiva25.949 × 15%3.892 €
Totale tasse + contributi9.151 + 3.89213.043 €

Cosa ci dice questa tabella:

  • Giorgio versa in tutto 13.043 €, cioè circa il 29% del fatturato;
  • di questi, il 70% sono contributi, non tasse;
  • senza dedurre i contributi, l'imposta sarebbe stata 5.265 € invece di 3.892: la deduzione gli fa risparmiare 1.373 €;
  • se fosse ancora nei primi 5 anni, con l'aliquota al 5% pagherebbe 1.297 € di imposta invece di 3.892, per un totale di 10.448 €.

Netto in tasca: 45.000 − 13.043 = 31.957 €, meno i costi di gestione (con un abbonamento da 319 € l'anno restano circa 31.600 €) e meno le spese reali del suo lavoro (computer, software, formazione), che nel forfettario non si scaricano.

Sara, e-commerce di articoli per la casa: gli stessi passaggi, un conto diverso

Sara ha un piccolo e-commerce, è iscritta al Registro delle Imprese come commerciante ed è nella Gestione Artigiani e Commercianti. Nel 2026 incassa 60.000 €, il suo coefficiente è 40% ed è al terzo anno (ma niente 5%: era già stata titolare di Partita IVA in passato, quindi applica il 15%). Ha chiesto la riduzione del 35% dei contributi.

PassaggioCalcoloRisultato
Fatturato incassato60.000 €
Coefficiente di redditività60.000 × 40%24.000 €
Contributi fissi (ridotti 35%)4.611,64 ridotti3.000 €
Contributi sull'eccedenza (ridotti 35%)(24.000 − 18.808) × 24,48% × 65%826 €
Totale contributi3.000 + 8263.826 €
Reddito imponibile netto24.000 − 3.82620.174 €
Imposta sostitutiva20.174 × 15%3.026 €
Diritto camerale53 €
Totale tasse + contributi + camerale6.905 €

Cosa cambia rispetto a Giorgio:

  • Sara versa 6.905 € su 60.000 € di fatturato, cioè circa l'11,5%;
  • i suoi contributi hanno una parte fissa che pagherebbe anche fatturando la metà: è il prezzo della prevedibilità;
  • senza la riduzione del 35% i contributi sarebbero stati 5.883 € invece di 3.826: l'imposta sarebbe scesa a 2.718 € (perché avrebbe dedotto di più), ma il totale versato sarebbe salito a 8.601 €, cioè 1.696 € in più;
  • attenzione al punto più importante: il coefficiente al 40% presuppone che il 60% del fatturato sia costi, e per Sara quei costi (merce, spedizioni, piattaforma, pubblicità) sono reali e li paga davvero. Il suo utile vero, quindi, è molto più vicino a 24.000 € che a 53.000 €.

Giorgio e Sara a confronto: perché a pari fatturato pagano cifre diverse

Mettiamoli sullo stesso fatturato, 45.000 €, per vedere solo la differenza di logica.

VoceGiorgio (professionista)Sara (commerciante)
Fatturato45.000 €45.000 €
Coefficiente78%40%
Reddito imponibile lordo35.100 €18.000 €
Contributi9.151 € (26,07%)3.000 € (solo fissi ridotti)
Reddito imponibile netto25.949 €15.000 €
Imposta al 15%3.892 €2.250 €
Totale versato13.043 €5.303 € (con camerale)
Peso sul fatturato29,0%11,8%

Le ragioni della differenza sono due, e nessuna delle due è un "trucco":

  1. Il coefficiente di redditività: a Giorgio viene tassato il 78% del fatturato, a Sara il 40%. Lo Stato presume che un commerciante abbia molti più costi di un consulente, e in effetti li ha.
  2. La logica previdenziale: Giorgio paga una percentuale su tutto il reddito, senza limiti verso il basso né verso l'alto. Sara paga un minimo fisso, e con 18.000 € di reddito (sotto il minimale di 18.808 €) versa solo i contributi fissi, senza nulla sull'eccedenza.

Morale: a fatturato basso i fissi di Sara pesano molto (fatturando 20.000 € pagherebbe comunque circa 3.000 € di contributi), mentre a fatturato alto la percentuale di Giorgio corre. Non esiste un regime "che costa meno": esiste il conto giusto sulla tua situazione. Nel dubbio, fatti fare la simulazione prima di scegliere il codice ATECO.

Come Beizy ti fa sapere in anticipo quanto ti costa

L'ansia da tasse non nasce dall'importo, nasce dal non sapere. Ed è esattamente il problema che Beizy risolve, con un servizio a prezzo fisso pensato per il regime forfettario:

  • il simulatore fiscale ti aggiorna in tempo reale su quanto stai accumulando tra imposta e contributi in base al fatturato: apri l'app e sai quanto mettere da parte, senza aspettare giugno;
  • fatturazione elettronica illimitata (e cartacea) già a norma per il forfettario, inclusa nell'abbonamento;
  • un commercialista dedicato specializzato in forfettario, raggiungibile in chat o videochiamata dall'app, che prepara i tuoi F24 e ti dice quando e quanto versare;
  • una dashboard con la tua situazione finanziaria sempre sotto controllo;
  • apertura della Partita IVA entro 24 ore dalla call iniziale.

Tutto incluso, senza costi a sorpresa: se vuoi capire come funziona nel dettaglio, dai un'occhiata a come funziona Beizy. E se hai dubbi sulla parte operativa, qui trovi la nostra guida alla fatturazione elettronica per forfettari.


Domande frequenti sui costi della Partita IVA forfettaria

Quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria?

Per i professionisti l'apertura è gratuita: l'invio del modello all'Agenzia delle Entrate non ha costi. Artigiani e commercianti pagano i diritti della Camera di Commercio, il bollo e il diritto camerale annuale (circa 53 € nel 2026). A parte c'è l'eventuale costo del commercialista o del servizio online.

Quanto si paga di tasse con la Partita IVA forfettaria?

Si paga una sola imposta sostitutiva, al 5% per i primi 5 anni (se hai i requisiti da startup) o al 15%, calcolata sul fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO, meno i contributi previdenziali versati nell'anno.

I contributi INPS si possono dedurre nel regime forfettario?

Sì. I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell'anno si deducono dal reddito imponibile, quindi abbassano anche l'imposta sostitutiva. È uno dei pochi "sconti" previsti dal forfettario e vale sia per la Gestione Separata sia per artigiani e commercianti.

Quanto costa l'INPS con una Partita IVA forfettaria?

Dipende dalla gestione. Nella Gestione Separata (professionisti senza cassa) è il 26,07% del reddito imponibile nel 2026, senza minimi fissi. In Artigiani e Commercianti ci sono contributi fissi annui di 4.521,36 € (artigiani) e 4.611,64 € (commercianti), riducibili del 35% per i forfettari, più una percentuale sul reddito oltre 18.808 €.

Quando si pagano le tasse del forfettario?

Con modello F24: saldo dell'anno precedente e primo acconto entro il 30 giugno (con possibilità di rateizzare), secondo acconto entro il 30 novembre. Artigiani e commercianti pagano inoltre i contributi fissi in 4 rate trimestrali.

Nel primo anno di Partita IVA si paga meno?

Sì, perché nel primo anno non ci sono acconti da versare. Attenzione però al secondo anno, quando paghi il saldo del primo più gli acconti del secondo: è il momento in cui serve avere messo da parte.

In sintesi

Il costo di una Partita IVA forfettaria si riassume in tre voci: imposta sostitutiva al 5% o 15%, contributi previdenziali e costi di gestione. Il calcolo è sempre lo stesso: fatturato → coefficiente → meno i contributi versati → aliquota. E la voce che pesa di più, quasi sempre, sono i contributi, non le tasse.

Gli importi di questa guida sono aggiornati al 2026 (circolari INPS n. 8 e n. 14 del 2026, soglie del forfettario confermate dalla Legge di Bilancio 2026) e cambiano ogni anno: le fonti ufficiali sono Agenzia delle Entrate e INPS. Per la tua situazione specifica, fai sempre validare il conto da un commercialista.

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