



Ti stai chiedendo quanto costa una Partita IVA forfettaria e hai paura che dietro l'aliquota "bassa" si nasconda una brutta sorpresa?
È il dubbio più comune di chi sta per mettersi in proprio, e la buona notizia è che i costi sono pochi, prevedibili e calcolabili in anticipo. In questa guida li mettiamo in fila tutti e tre (tasse, contributi previdenziali, gestione), spieghiamo passo passo come si calcola l'imposta sostitutiva e ti mostriamo due esempi con numeri veri: Giorgio, sviluppatore freelance, e Sara, che ha un e-commerce. Alla fine saprai fare il conto anche sul tuo fatturato.
Una Partita IVA in regime forfettario ha tre blocchi di costo, e solo tre:
Aprirla, invece, costa quasi sempre zero: per i professionisti l'invio della pratica all'Agenzia delle Entrate è gratuito. Se vuoi il dettaglio della procedura, l'abbiamo raccontata nella guida su come aprire la Partita IVA forfettaria online.
| Blocco di costo | Cosa è | Quanto pesa (indicativo) |
|---|---|---|
| Imposta sostitutiva | 5% o 15% sul reddito imponibile | dal 2% al 12% del fatturato |
| Contributi INPS/cassa | 26,07% del reddito (professionisti) o fissi + percentuale (artigiani/commercianti) | la voce spesso più alta |
| Gestione | commercialista/servizio online, diritto camerale | da poche centinaia di euro l'anno |
La cosa importante da capire subito: la voce più pesante non sono le tasse, sono i contributi. Chi si spaventa a fine anno di solito ha guardato solo il 5% o il 15% e ha dimenticato l'INPS.
Nel forfettario non paghi le tasse su "quanto ti resta". Le paghi su una percentuale del tuo fatturato, decisa a monte dallo Stato in base al tipo di attività. Vediamo il percorso completo, un passaggio alla volta.
La base di tutto sono i ricavi o compensi incassati nell'anno (principio di cassa: conta quando il cliente ti paga, non quando emetti la fattura). Nel forfettario non si scaricano i costi reali: quindi non serve conservare scontrini e ricevute per ridurre le tasse.
Il coefficiente di redditività è la percentuale del fatturato che lo Stato considera "guadagno". Dipende dal tuo codice ATECO e va dal 40% all'86% a seconda dell'attività: il resto è considerato spesa a forfait, senza dover dimostrare nulla.
Qualche esempio: 78% per la maggior parte dei professionisti e consulenti, 67% per altre attività di servizi, 62% per l'intermediazione del commercio, 40% per commercio e e-commerce, 86% per le costruzioni.
Fatturato × coefficiente = reddito imponibile lordo.
Qui c'è il passaggio che quasi tutti si perdono, ed è quello che cambia il conto finale: i contributi previdenziali che hai effettivamente versato nell'anno si deducono dal reddito imponibile.
Tradotto: prima calcoli il reddito lordo, poi togli l'INPS pagato, e solo su quello che resta calcoli l'imposta. Reddito imponibile lordo − contributi versati = reddito imponibile netto.
Perché è importante? Perché i contributi non sono un costo "in più" che si somma alle tasse: pagandoli, abbassi anche la base su cui calcoli l'imposta. Su 35.000 € di reddito lordo, dedurre 9.000 € di contributi ti fa risparmiare 1.350 € di imposta al 15%. Attenzione al dettaglio tecnico: contano i contributi pagati nell'anno (per cassa), non quelli maturati.
Sul reddito imponibile netto applichi una sola aliquota:
Questa imposta si chiama sostitutiva perché prende il posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. Una sola imposta, un solo conto da fare.
L'aliquota ridotta al 5% dura i primi cinque anni di attività, ma non è automatica. Servono tre condizioni:
Dal sesto anno passi al 15%, anche se il fatturato non cambia. È un salto da mettere in agenda: se al quinto anno pagavi 1.300 € di imposta, al sesto la stessa cifra di reddito ne può valere 3.900.
Qui il forfettario non c'entra: i contributi dipendono da che tipo di lavoro fai, non dal regime fiscale. Ci sono tre mondi diversi, con logiche molto differenti.
È il caso di consulenti, sviluppatori, copywriter, grafici, formatori, traduttori: tutti i professionisti che non hanno un albo con cassa di previdenza.
Il vantaggio è la flessibilità totale: zero costi fissi. Lo svantaggio è che l'aliquota è alta e cresce insieme al fatturato, senza tetti intermedi.
Se sei iscritto al Registro delle Imprese come artigiano o commerciante, la logica si capovolge: qui c'è un minimo fisso da pagare comunque, anche se fatturi zero.
Per il 2026 (circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026):
| Voce | Artigiani | Commercianti |
|---|---|---|
| Contributi fissi annui (inclusa maternità) | 4.521,36 € | 4.611,64 € |
| Reddito minimale di riferimento | 18.808 € | 18.808 € |
| Aliquota sul reddito oltre il minimale | 24% | 24,48% |
Come funziona in pratica: i contributi fissi coprono il reddito fino al minimale di 18.808 € e si pagano in 4 rate trimestrali, indipendentemente da quanto incassi. Sulla parte di reddito che supera il minimale si paga in più una percentuale (24% o 24,48%, che sale di un punto oltre 56.224 € di reddito).
Due sconti importanti:
Se il tuo albo ha una cassa di previdenza dedicata (Cassa Forense per gli avvocati, Inarcassa per ingegneri e architetti, ENPACL, ENPAM e così via), non versi all'INPS: versi alla tua cassa, con regole proprie.
Ogni cassa ha aliquote, contributi minimi e scadenze diverse, spesso con importi minimi ridotti nei primi anni di iscrizione. Non esiste una regola generale: controlla il regolamento della tua cassa, perché il conto può cambiare parecchio.
Questa è l'unica voce che dipende da te. In genere comprende:
Nota bene: i costi reali della tua attività (materiali, software, affitto, merce) non li abbiamo messi in questa lista perché nel forfettario non si scaricano. Li paghi comunque, e il coefficiente di redditività è il modo (approssimativo) in cui lo Stato ne tiene conto per te.

Sapere quanto si paga serve a poco se non sai quando. Tutto passa da un unico strumento: il modello F24, il modulo telematico con cui versi imposte e contributi con un solo pagamento (di norma lo prepara il commercialista e tu lo paghi in banca o home banking).
Imposta sostitutiva. Si versa in tre momenti:
I codici tributo sono 1792 (saldo), 1790 (primo acconto) e 1791 (secondo acconto o unica soluzione). Nel 2026 i forfettari hanno beneficiato di una proroga del versamento di giugno al 20 luglio senza maggiorazioni: sono proroghe che si ripetono spesso, ma vanno confermate anno per anno.
Contributi Gestione Separata. Seguono le stesse scadenze delle imposte: saldo dell'anno prima più primo acconto (40%) a giugno, secondo acconto (40%) a novembre. Gli acconti si calcolano sull'80% dei contributi dell'anno precedente.
Contributi artigiani e commercianti. Qui il calendario è doppio:
Il punto da tenere a mente è uno: nel primo anno paghi meno del normale (non ci sono acconti da versare), e nel secondo anno paghi il saldo del primo più gli acconti del secondo. È il famoso "scalino del secondo anno", la causa numero uno degli spaventi da F24. Nessuna trappola: basta saperlo prima e mettere da parte.
Giorgio fa lo sviluppatore web, lavora da casa, è al sesto anno di attività (quindi aliquota al 15%) ed è iscritto alla Gestione Separata INPS. Nel 2026 incassa 45.000 €. Il suo codice ATECO ha coefficiente 78%.
| Passaggio | Calcolo | Risultato |
|---|---|---|
| Fatturato incassato | — | 45.000 € |
| Coefficiente di redditività | 45.000 × 78% | 35.100 € |
| Contributi Gestione Separata | 35.100 × 26,07% | 9.151 € |
| Reddito imponibile netto | 35.100 − 9.151 | 25.949 € |
| Imposta sostitutiva | 25.949 × 15% | 3.892 € |
| Totale tasse + contributi | 9.151 + 3.892 | 13.043 € |
Cosa ci dice questa tabella:
Netto in tasca: 45.000 − 13.043 = 31.957 €, meno i costi di gestione (con un abbonamento da 319 € l'anno restano circa 31.600 €) e meno le spese reali del suo lavoro (computer, software, formazione), che nel forfettario non si scaricano.
Sara ha un piccolo e-commerce, è iscritta al Registro delle Imprese come commerciante ed è nella Gestione Artigiani e Commercianti. Nel 2026 incassa 60.000 €, il suo coefficiente è 40% ed è al terzo anno (ma niente 5%: era già stata titolare di Partita IVA in passato, quindi applica il 15%). Ha chiesto la riduzione del 35% dei contributi.
| Passaggio | Calcolo | Risultato |
|---|---|---|
| Fatturato incassato | — | 60.000 € |
| Coefficiente di redditività | 60.000 × 40% | 24.000 € |
| Contributi fissi (ridotti 35%) | 4.611,64 ridotti | 3.000 € |
| Contributi sull'eccedenza (ridotti 35%) | (24.000 − 18.808) × 24,48% × 65% | 826 € |
| Totale contributi | 3.000 + 826 | 3.826 € |
| Reddito imponibile netto | 24.000 − 3.826 | 20.174 € |
| Imposta sostitutiva | 20.174 × 15% | 3.026 € |
| Diritto camerale | — | 53 € |
| Totale tasse + contributi + camerale | — | 6.905 € |
Cosa cambia rispetto a Giorgio:
Mettiamoli sullo stesso fatturato, 45.000 €, per vedere solo la differenza di logica.
| Voce | Giorgio (professionista) | Sara (commerciante) |
|---|---|---|
| Fatturato | 45.000 € | 45.000 € |
| Coefficiente | 78% | 40% |
| Reddito imponibile lordo | 35.100 € | 18.000 € |
| Contributi | 9.151 € (26,07%) | 3.000 € (solo fissi ridotti) |
| Reddito imponibile netto | 25.949 € | 15.000 € |
| Imposta al 15% | 3.892 € | 2.250 € |
| Totale versato | 13.043 € | 5.303 € (con camerale) |
| Peso sul fatturato | 29,0% | 11,8% |
Le ragioni della differenza sono due, e nessuna delle due è un "trucco":
Morale: a fatturato basso i fissi di Sara pesano molto (fatturando 20.000 € pagherebbe comunque circa 3.000 € di contributi), mentre a fatturato alto la percentuale di Giorgio corre. Non esiste un regime "che costa meno": esiste il conto giusto sulla tua situazione. Nel dubbio, fatti fare la simulazione prima di scegliere il codice ATECO.
L'ansia da tasse non nasce dall'importo, nasce dal non sapere. Ed è esattamente il problema che Beizy risolve, con un servizio a prezzo fisso pensato per il regime forfettario:
Tutto incluso, senza costi a sorpresa: se vuoi capire come funziona nel dettaglio, dai un'occhiata a come funziona Beizy. E se hai dubbi sulla parte operativa, qui trovi la nostra guida alla fatturazione elettronica per forfettari.
Per i professionisti l'apertura è gratuita: l'invio del modello all'Agenzia delle Entrate non ha costi. Artigiani e commercianti pagano i diritti della Camera di Commercio, il bollo e il diritto camerale annuale (circa 53 € nel 2026). A parte c'è l'eventuale costo del commercialista o del servizio online.
Si paga una sola imposta sostitutiva, al 5% per i primi 5 anni (se hai i requisiti da startup) o al 15%, calcolata sul fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO, meno i contributi previdenziali versati nell'anno.
Sì. I contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati nell'anno si deducono dal reddito imponibile, quindi abbassano anche l'imposta sostitutiva. È uno dei pochi "sconti" previsti dal forfettario e vale sia per la Gestione Separata sia per artigiani e commercianti.
Dipende dalla gestione. Nella Gestione Separata (professionisti senza cassa) è il 26,07% del reddito imponibile nel 2026, senza minimi fissi. In Artigiani e Commercianti ci sono contributi fissi annui di 4.521,36 € (artigiani) e 4.611,64 € (commercianti), riducibili del 35% per i forfettari, più una percentuale sul reddito oltre 18.808 €.
Con modello F24: saldo dell'anno precedente e primo acconto entro il 30 giugno (con possibilità di rateizzare), secondo acconto entro il 30 novembre. Artigiani e commercianti pagano inoltre i contributi fissi in 4 rate trimestrali.
Sì, perché nel primo anno non ci sono acconti da versare. Attenzione però al secondo anno, quando paghi il saldo del primo più gli acconti del secondo: è il momento in cui serve avere messo da parte.
Il costo di una Partita IVA forfettaria si riassume in tre voci: imposta sostitutiva al 5% o 15%, contributi previdenziali e costi di gestione. Il calcolo è sempre lo stesso: fatturato → coefficiente → meno i contributi versati → aliquota. E la voce che pesa di più, quasi sempre, sono i contributi, non le tasse.
Gli importi di questa guida sono aggiornati al 2026 (circolari INPS n. 8 e n. 14 del 2026, soglie del forfettario confermate dalla Legge di Bilancio 2026) e cambiano ogni anno: le fonti ufficiali sono Agenzia delle Entrate e INPS. Per la tua situazione specifica, fai sempre validare il conto da un commercialista.
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